“La decisione Eni di fissare un tetto del prezzo alla pompa va nella direzione che sosteniamo da mesi. I gestori sono favorevoli a ogni intervento che riduca il prezzo per gli automobilisti, ma il costo non può ricadere su chi lavora con margini di pochi centesimi al litro”.
Questo il commento a caldo del presidente del sindacato dei gestori degli impianti di carburante Faib Confesercenti, Alessandro Vietina (nella foto), dopo la decisione di Eni di introdurre, a partire da lunedì 28 settembre, un tetto massimo al prezzo dei carburanti commercializzati sulla rete Enilive: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il gasolio, per una durata iniziale di 30 giorni. «La decisione di Eni – spiega Vietina – dimostra che esistono spazi per intervenire sul prezzo finale senza necessariamente comprimere il margine dei gestori. È una linea che come categoria sosteniamo da mesi: siamo assolutamente favorevoli a ogni misura capace di alleggerire il costo dei carburanti per famiglie e imprese, purché il peso economico dell’operazione non venga trasferito sul gestore come ultimo anello della filiera».
Il tema è infatti quello della sostenibilità economica per i gestori degli impianti. Nella valutazione espressa dalla categoria, il margine riconosciuto al gestore può attestarsi intorno a pochi centesimi al litro, una dimensione incompatibile con riduzioni del prezzo nell’ordine di diversi centesimi se queste dovessero essere sostenute direttamente dall’esercente. «È importante che questo sia chiaro anche agli automobilisti – prosegue Vietina –: il prezzo esposto alla pompa non coincide con il guadagno del benzinaio. Il gestore non dispone dei margini economici necessari per sostenere direttamente interventi di questa portata. Per questo guardiamo positivamente all’iniziativa di Eni se e solo se il costo viene assunto a monte e non scaricato sulla rete di distribuzione».
La conclusione del presidente Faib. «Ci auguriamo che quella di Eni non rimanga un’iniziativa isolata e che anche altre compagnie valutino interventi analoghi. La nostra posizione resta semplice: ridurre il prezzo per chi fa rifornimento è un obiettivo condivisibile, ma non può essere finanziato costringendo i gestori a vendere sotto costo il carburante acquistato ad un prezzo maggiore. Occorre intervenire sui livelli della filiera che dispongono realmente della capacità economica per farlo».